1984 o Brave New World: quale dei due incubi distopici è più probabile che si avveri?

Articolo di Ben Bartee comparso sul sito THE DAILY BELL

Traduzione di Alice Lazzari

Che la popolazione mondiale stia precipitando a rotta di collo verso una distopia è ormai un fatto assodato. Ma la domanda importante che rimane è: il nuovo inferno totalitario sarà più simile ad un mondo bruciato e devastato da violenze e uccisioni (in stile Mad Max) oppure ad un regime dove la gente è lobotomizzata, internata, sottomessa e riempita di medicinali?

In termini di letteratura distopica, il prodotto dell’ingegneria sociale, orribile e anti-umano, che si profila all’orizzonte ricorderà di più la visione espressa da George Orwell in 1984 o quella di Aldous Huxley in Brave New World?

Lessi il primo quarto di 1984 per la prima volta all’età di 15 anni nel capannone dietro alla casa di mio padre a Topeka, Kansas, seduto sul taglia erba. Sua moglie all’epoca mi aveva cacciato di casa, allora eccomi lì, al crepuscolo, seduto alla luce fioca dell’unica lampadina che si trovava in un angolo. Tutto intorno a me era buio.

La sofferenza umana del mondo di Winston emergeva dalle pagine con una chiarezza cristallina.

Il termine “1984” nel linguaggio comune è diventato sinonimo della condotta brutale tenuta dalla classe dirigente nel romanzo. L’idea predominante dello stato dipinto da Orwell è riassumibile in quella che è probabilmente la frase più inquietante del libro dall’Agente del Partito O’Brien mentre tortura il protagonista Winston: “Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano — per sempre”.

Uno stato di polizia governato dalla legge militare è la tipica preoccupazione della maggior parte dei libertari in merito ad eventuali ingerenze autoritarie, dato che è la maniera più ovvia ed evidente per arrivare a una presa di potere.

Il Partito di 1984, lo Stato, persegue il potere non come un mezzo per raggiungere un obiettivo, ma come un fine in sé e per sé. Una “pressione esercitata sui centri nervosi del potere”:

“È questo il mondo che stiamo preparando, Winston, un mondo di vittoria dopo vittoria, trionfo dopo trionfo, una continua, continua, continua pressione esercitata sui centri nervosi del potere”.

George Orwell, 1984

È un’istituzione violenta, anzi, celebrativa della violenza in un modo quasi religioso, il che è l’espressione più cruda del potere statale. La sua lingua madre, secondo la visione di Orwell, non è costituita da parole, che il Grande Fratello cerca di eliminare definitivamente, ma dalla brutalità.

Tuttavia, come la storia ha dimostrato più volte, la forza bruta da sola non è mai bastata – finora – a mantenere per sempre il controllo sulla popolazione.

Alla fine, nessuna forma di oppressione sui cittadini, per quanto spietata, né l’infiltrazione di elementi sovversivi, né alcun grado di censura, sono mai riusciti a fermare il deterioramento di un tale stato sotto l’attacco di una popolazione esasperata.

Ecco la premessa a partire da cui Orwell e Huxley presero strade separate in merito alla forma che avrebbe potuto assumere un futuro totalitarismo.

“Uno Stato totalitario davvero efficiente sarebbe quello in cui l’onnipotente potere esecutivo dei capi politici e il loro corpo manageriale controllano una popolazione di schiavi che non devono essere costretti ad esserlo con la forza, perché amano la loro schiavitù”.

Aldous Huxley, Brave New World

In una significativa lettera scritta ad Orwell a seguito della pubblicazione di 1984, Huxley chiarì ulteriormente questa divergenza di teorie:

“Credo che entro la prossima generazione i padroni del mondo scopriranno che […]la loro brama di potere potrà essere completamente soddisfatta suggestionando le persone ad amare la loro schiavitù”.

Aldous Huxley, Lettera a George Orwell

La storia in parte spiega il motivo di questa separazione. George Orwell arrivò alle sue intuizioni sulla politica, innegabili nella loro lucidità penetrante e messe a nudo dalla semplicità del suo stile, grazie alla sua esperienza al servizio dell’Impero Britannico negli anni vittoriosi in cui era una potenza mondiale.

La sua visione della classe dominante dell’Oceania di 1984 sembra presa pari pari dalle pagine della storia del colonialismo britannico, portato alle più assurde conseguenze logiche e alle più brutali conclusioni.

Huxley, dal canto suo, frequentava i circoli della scienza comportamentale formatisi all’interno della classe dominante che aveva guidato la Rivoluzione Industriale. Quelli – per intenderci – ossessionati dal potenziale, senza precedenti, del condizionamento pavloviano applicato su larga scala per controllare popolazioni intere.

È questo il modo in cui la visione di Huxley, forse ancora più orribile dell’oppressione spietata di 1984, si manifesta nel mondo di oggi: la tirannia della forza bruta (il principale modus operandi del Partito nel romanzo di Orwell) rappresenta il passato. In futuro le classi dirigenti baseranno il loro dominio sul condizionamento sociale e sulla medicalizzazione.

“La medicalizzazione può essere definita come il processo secondo cui alcuni aspetti della vita umana hanno iniziato ad essere considerati delle patologie, mentre prima non lo erano”.

Mascolinità tossica; fragilità bianca; cinque classi distinte di disturbi d’ansia; sette tipi diversi di depressione; disforia di genere, persino in bambini di due anni: sono questi i prodotti della medicalizzazione.

In Brave New World l’intera popolazione assume un sedativo, detto Soma, varie volte al giorno: questa è la cura per ogni dolore o disagio, anche se lieve:

Essa aveva inghiottito di nascosto mezzo grammo di Soma con il risultato che ora poteva starsene seduta serenamente senza ascoltare, senza pensare a nulla, fissando i grandi occhi azzurri sul viso del custode con un’espressione di estatica attenzione.

Aldous Huxley, Brave New World

Sembra familiare, potreste pensare. Nell’America del Ventunesimo secolo cerchiamo l’aiuto di un “professionista della salute mentale”, quasi istintivamente, con un senso di annientamento, di disperazione e di incertezza. Questi, in cambio, ci offre una cura farmacologica.

La popolazione statunitense è letteralmente sommersa da ricette di pillole che riescano a colmare enormi voragini spirituali. Ogni anno milioni di cittadini si fanno prescrivere medicinali psicotropi, come Xanax, Valium, Ativan, Klonopin, Lexapro, Effexor, Zoloft, Adderall, Abilify e qualsiasi altro farmaco voglia aggiungere il dottore a questa lista. Eppure, nonostante gli Americani per il sistema sanitario nazionale spendano, pro capite, più di ogni altra nazione del pianeta, la psicosi spirituale non smette di farsi sentire.

Per risolvere i problemi ti vengono prescritte una valanga di pastiglie e di iniezioni. Nel caso la cura proposta dal “sistema sanitario” non funzionasse, eccone un’altra e un’altra ancora, finché non arrivi ad essere completamente stordito. Fino al tuo passaggio definitivo alla condizione di morto che cammina, fino a che diventi l’ombra di ciò che eri prima. Fino a che non sei docile e sottomesso. Fino a che non sei completamente asservito.

Questa è una guerra spirituale. E la popolazione viene presa in schiavitù senza che se ne accorga, trovandosi a vivere in un’inconsapevole beatitudine indotta da farmaci.

La malvagia genialità degli ingegneri sociali si mostra al suo culmine negli armadietti dei medicinali traboccanti di psicofarmaci e nelle immagini sui profili social di chi ha imparato ad amare la propria schiavitù fin dall’infanzia fino ad arrivare a scrivere con orgoglio “io mi sono vaccinato”.

Dovremmo davvero leggere Brave New World, romanzo eccellente, per prendere consapevolezza di chi è stato a portarci a questa sofferenza e con quale fine. Dopodiché bisognerebbe andare a prendere i nostri padroni, per far loro pagare il prezzo di averci rubato il futuro.

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